Quanto è dinamico questo attestato di rischio

Chi lo dice che il mondo assicurativo non è al passo coi tempi? Qui non si scherza niente. 

Quanto è dinamico questo attestato di rischio

Dopo aver abbandonato il formato cartaceo nel 2015, praticamente il medioevo delle assicurazioni, ora l’attestato di rischio diventa dinamico.

Che cos'è l'attestato di rischio?

Facciamo un po’ di ripasso. L’attestazione dello stato del rischio, ATR per gli amanti degli acronimi, è un documento assicurativo che, in poco spazio, contiene un sacco di dati e informazioni necessari per l’identificazione del rischio. Un vero e proprio bigino che contiene la summa dei dati dell’assicurato, troviamo infatti: il nome della compagnia assicuratrice, i dati dell’assicurato, il numero e la decorrenza della polizza, la formula tariffaria, la targa del veicolo, la classe di merito di provenienza e di assegnazione (sia interna che Universale), la new entry codice IUR e la tabella della sinistrosità pregressa, termine astruso che identifica una sorta di "pagellino dell’assicurato". Un pagellino che ragiona al contrario rispetto a quello scolastico: tanti zero, buono, qualche numero no buono. In sostanza questo documento registra gli incidenti di responsabilità civile commessi dall’assicurato.

Quali sinistri sono indicati sull'attestato di rischio?

La tabella della sinistrosità pregressa riporta i sinistri di responsabilità civile denunciati “con colpa” principale o paritaria.  Per ogni incidente con colpa sulla tabella viene indicato il numero di sinistri denunciati nei singoli anni, discorso diverso per i sinistri paritari che vengono riportati ma valgono metà al fine dell’evoluzione della classe di merito. Facciamo un esempio: l’anno scorso hai causato un sinistro paritario al 50%; sul tuo ATR di fine anno questo sinistro verrà riportato sulla tabella della sinistrosità pregressa ma non causerà lo scatto del malus. Quest’anno hai causato un altro sinistro paritario al 50, il tuo ATR riporterà i due sinistri nelle colonne corrispondenti e aumenterà la classe di merito (metà + metà = intero). Fin qui nessuna novità, ora però entra in gioco …

... l'attestato di rischio dinamico

Si tratta di un vero e proprio upgrade per dirla in “digitalese”. L’attestato di rischio dinamico è, infatti, un’evoluzione che permette di valorizzare la tabella della sinistrosità pregressa anche con i sinistri pagati fuori dal periodo di osservazione, i cosiddetti sinistri tardivi.

“E di grazia” chiederai tu “cosa sono i sinistri tardivi?”: sono quei sinistri denunciati in ritardo oppure pagati, in tutto o in parte, negli ultimi 60 giorni di validità del contratto di assicurazione o dopo la sua scadenza. Questi sinistri, prima dell’attestato di rischio dinamico, avrebbero trovato posto sull’ATR successivo; peccato che se nel frattempo l’assicurato avesse cambiato compagnia, di questi sinistri non si sarebbe tenuta traccia. Si lo sappiamo, è un po’ complicato, ma semplifichiamo con un esempio: la tua polizza scade il 30 agosto e tu causi un sinistro con colpa il 30 luglio. In questo caso il tuo ATR è già stato compilato, quindi questo sinistro ti verrà registrato l’anno successivo. Se, però, nel frattempo tu cambiassi compagnia, non rimarrebbe traccia di questo incidente e tu manterresti la tua classe come se non avessi causato alcun sinistro.

Ora non è più così: grazie al codice identificativo unico del rischio (per gli amici codice IUR) presente sull’ATR dinamico,  che consente di aggiornare costantemente la Banca Dati attestati, e di conseguenza la sinistrosità pregressa anche con i sinistri tardivi.

Ma non è tutto: l’ATR dinamico prevede un ampliamento progressivo della tabella della sinistrosità pregressa fino a 10 anni.

Quali sono i vantaggi?

Ti chiederai “in soldoni cosa cambia?”. Da un punto di visto meramente contrattuale nulla, ma i vantaggi sono importanti:

miglior identificazione del rischio: il progressivo ampliamento della storia assicurativa permette una miglior identificazione del rischio 

meno costi per tutti: l’evoluzione dell’ATR dinamico permette una sensibile riduzione di comportamenti al limite della frode, con relativa diminuzione dei costi che gravano sulle tasche degli assicurati.